L'ingegnere che progettò per le nostre navi sistemi difensivi invidiati in tutto
il mondo. Proclamate le leggi razziali, venne espulso dalla Marina perché ebreo
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UMBERTO PUGLIESE, IL MAGO
DELLE CORAZZATE ITALIANE
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Apparteneva a una famiglia ebrea di Alessandria dove nacque il 13 gennaio 1880. Il suo nome completo era Isacco Umberto Pugliese, figlio di Giuseppe Salom e della seconda moglie di questi, Giuseppina Treves. Un fratello morì in fasce, la sorella minore Gemma conobbe un tragico destino.
Nell'Ottocento c'erano consistenti comunità israelitiche anche a Casale Monferrato e Acqui Terme. «Dalle tre comunità alessandrine usciranno certo uomini aperti alla democrazia repubblicana e mazziniana oppure, più tardi, socialisti, ma la maggioranza continuerà, praticamente sino alle leggi razziali del 1938 a professare un tenace moderatismo, vedendo nello Statuto albertino la massima, possibile espressione di democrazia, la pietra miliare da cui sempre partire per migliorare i rapporti già buoni tra ebrei e la nazione in cui vivono e di cui sono parte integrante ed attiva» (Pietro Gallo, Alessandria nel ventennio fascista).
Come ha scritto Arnaldo Momigliano in Pagine ebraiche: «Ciò che forse è più tipico degli Ebrei italiani è che durante il XX secolo essi sono arrivati ad avere un ruolo molto importante nell'amministrazione statale come funzionari, giudici, e soprattutto soldati. L'Italia è forse stato l'unico paese in Europa in cui gli Ebrei sono stati ben accetti nell'esercito e nella marina e hanno potuto raggiungere i gradi più alti senza alcuna difficoltà». Basta qui citare i generali Ottolenghi (ministro della Guerra), Segre, Liuzzi, gli ammiragli Ascoli e Capon (suocero di Enrico Fermi).
«Con il 1932-33 i rapporti tra fascismo ed ebrei in Italia sembravano ormai definitivamente risolti nel migliore dei modi. Sul piano interno tutto sembrava ormai appianato o in via di una pacifica e comprensiva risoluzione.
Da ambe le parti non si nascondeva la propria soddisfazione e non si lesinavano i reciproci riconoscimenti e le reciproche manifestazioni di simpatia [.] L'identificazione fascismo-Italia, sempre più diffusa tra gli italiani, non mancava di farsi sentire anche fra gli ebrei, specie che dopo il nuovo assetto delle Comunità e le prese di posizione mussoliniane contro l'antisemitismo - mentre in tante altre parti dell'Europa oscure nuvole si addensavano sull'ebraismo - sembravano preludere per gli ebrei italiani ad un periodo particolarmente felice» (Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo).
Umberto Pugliese fu ammesso tredicenne alla R. Accademia Navale conseguendo cinque anni dopo la promozione a Guardiamarina. Nel 1901 si laureò in Ingegneria navale e meccanica presso la Scuola superiore navale di Genova e l'anno dopo entrò nel Genio Navale. Prestò servizio presso lo stabilimento di Castellammare di Stabia e l'arsenale di La Spezia, successivamente s'imbarcò sulle corazzate Vittorio Emanuele e Regina Margherita. In occasione del terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 si distinse nelle operazioni di soccorso e meritò una menzione onorevole.
Nel 1912 Pugliese fu assegnato al Comitato per l'esame dei progetti delle navi e nel decennio successivo collaborò col generale Edgardo Ferrati alla progettazione di navi da battaglia. Durante la prima guerra mondiale partecipò a commissioni interministeriali per gli approvvigionamenti e fu componente della delegazione italiana alla Conferenza interalleata per la difesa del traffico marittimo, tenutasi a Londra dall'agosto al novembre 1917. L'anno successivo andò a Parigi per la Conferenza sul tonnellaggio e gli approvvigionamenti.
Egli sviluppò brillanti idee per la protezione del naviglio contro l'insidia sottomarina, in particolare studiò come salvaguardare le carene dalle esplosioni subacquee. Realizzò un nuovo tipo di difesa che ebbe vasta risonanza nella stampa tecnica mondiale e importanti applicazioni. La cosiddetta "struttura ad assorbimento" era costituita da grossi cilindri di scarsa resistenza, contenuti in una struttura molto più resistente. L'intercapedine tra i cilindri era riempita d'acqua che, allo scoppio di un siluro, schiacciava i cilindri riempiendoli. Veniva così assorbita buona parte dell'energia sviluppata dall'esplosione e impedita la rottura delle paratie interne.
Per i suoi studi originali Pugliese ricevette nel 1920 dal ministero italiano della Marina la medaglia d'oro di prima classe per i benemeriti delle scienze navali e un premio di 10.000 lire. Rinunziò a beneficio dello Stato a tutti i diritti derivanti dai suoi brevetti. Nel 1921 il periodico "Il Vessillo Israelitico" così salutò il conferimento di un'alta onorificenza:
«Pugliese fu recentemente insignito motu proprio di S.M. il Re della Commenda della Corona d'Italia, in occasione del varo avvenuto a Riva Trigoso della regia nave Brennero, nave che costituisce l'applicazione degli studi fatti dallo stesso colonnello Pugliese durante la guerra, per la protezione subacquea dei trasporti marini, studi che già procurarono al Pugliese l'ambita distinzione della medaglia d'oro del Ministero della Marina per le invenzioni che alla Marina stessa si riferiscono. È la prima nave del genere che scende in mare, altre sono in costruzione e, come la prima, attesteranno in avvenire l'alto ingegno del loro inventore, lustro dell'ebraismo italiano, al quale si onora d'appartenere».
Dal 1925 al 1931 Pugliese diresse lo stabilimento di Castellammare di Stabia, poi le costruzioni navali a La Spezia. Seguì l'allestimento dell'incrociatore pesante Zara e dell'incrociatore leggero Diaz eseguito nei cantieri del Muggiano dalla società Odero-Terni-Orlando. In quel periodo, oltre ad avere apportato importanti innovazioni nella struttura organizzativa che comandava, Pugliese curò l'imbarco e il trasporto per via d'acqua sino a Roma del colossale monolite sistemato al Foro Mussolini (oggi Foro Italico).
Pugliese fu promosso Maggiore generale per meriti eccezionali e preposto nel febbraio 1931 alla Direzione generale delle Costruzioni navali e meccaniche presso il Ministero della Marina. Collaborò alla progettazione degli incrociatori leggeri delle classi Montecuccoli e Duca d'Aosta. «Ideò il torrione di comando per corazzate e incrociatori, eliminando le precedenti sovrastrutture che costituivano un bersaglio cospicuo e sprotetto» (Rivista marittima, settembre 1961). In precedenza le sovrastrutture di comando erano distese su ampia superficie delle navi e perciò più facilmente esposte alle offese. La nuova concezione del torrione destò interesse anche all'estero, tanto che fu adottato dalla marina sovietica per i suoi incrociatori pesanti della classe Maxim Gorki.
Nel 1933 Pugliese si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, «atto formale, praticamente obbligatorio per chiunque, civile o militare, occupasse una carica di rilievo nell'amministrazione dello Stato». Raggiunto il grado di Generale Ispettore fu nominato presidente del Comitato progetto navi.
Dopo la prima guerra mondiale le maggiori potenze mondiali avevano raggiunto un accordo, sottoscritto a Washington nel 1922, che limitava gli armamenti navali.
«La conferenza di Washington pose le basi per una futura parità navale tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, relegando il Giappone in una posizione secondaria, mentre per la Francia e l'Italia si ebbe il riconoscimento della parità navale. Tale principio rimase basilare nella politica navale italiana, ma altrettanto basilare fu da parte della Francia il negarlo. Dopo il 1922, la Francia sosterrà sempre che la parità da essa accettata a Washington era limitata alle navi da battaglia ed alle navi portaerei e non era estensibile al naviglio minore ed ai sommergibili. Con gli accordi di Washington, l'Italia aveva eliminato la grave preoccupazione di una corsa agli armamenti navali. Si era vista altresì riconoscere la possibilità di costruire nuove navi da battaglia per sostituire quelle antiquate a partire dal 1927, nonché navi portaerei per un tonnellaggio globale di 60.000 t. Aveva pure ottenuto libertà d'azione per quanto riguarda il naviglio minore ed i sommergibili» (Ernesto Pellegrini, Umberto Pugliese).
Quando riprese la corsa al riarmo delle grandi potenze la Marina italiana pensò innanzitutto a rimodernare quattro vecchie corazzate: Cavour, Cesare, Duilio e Doria. Il progetto era di Francesco Rotundi. Si riutilizzò lo scafo e la corazzatura di murata, per il resto si trattò di una trasformazione radicale: applicata una nuova prora con un aumento di lunghezza di oltre dieci metri, sostituito l'apparato motore, rinnovato l'armamento. Sulle navi da battaglia fu installata la struttura ideata da Pugliese contro le offese subacquee. Dal 1929 era iniziata la ricostruzione della marina da guerra tedesca, nei limiti consentiti dal trattato di pace, con l'impostazione di tre unità della classe Deutschland.
Si trattava di navi inferiori per armamento e protezione alle navi da battaglia estere ma superiori agli incrociatori esistenti. La marina francese rispose impostando tra il 1932 e il 1934 le corazzate della classe Dunkerque che dislocavano 26.500 tonnellate. «Tali avvenimenti ed il progressivo deteriorarsi della situazione politica internazionale spinsero l'Italia a riprendere in esame la possibilità di costruire nuove navi da battaglia [.] Quest'ultima decisione doveva essere intesa come la risposta italiana alla costruzione da parte francese delle unita della classe Dunkerque. È da ricordare che la progettazione delle nuove navi da battaglia italiane da 35.000 t era stata avviata nel 1930 e ad essa avevano lavorato Francesco Rotundi e Pugliese. Nell'ottobre 1934 quest'ultimo ricevette l'incarico di proseguire tutti gli studi e le esperienze relative a dette unità» (Ernesto Pellegrini, cit.).
L'Enciclopedia Italiana riporta queste informazioni sulla progettazione:
«Doppio sistema di governo della nave, di cui uno costituito dal consueto timone poppiero, nel flusso delle eliche poppiere centrali, e l'altro da due timoni laterali ampiamente proporzionati e distanziati dal primo, situati nel flusso delle due eliche laterali prodiere, e che per la speciale protezione sovrastante costituiscono effettiva riserva nei casi di offesa nemica; protezione subacquea "tipo Pugliese" [.]; corazzatura principale di cintura per difesa dai grossi calibri, costituita da singole corazze di struttura composita, con piastra anteriore "scappucciante" e piastra posteriore "resistente", formanti un tutto compatto, applicabili con facilità all'esterno dello scafo; protezione delle grandi aperture, costituita da cilindri corazzati singoli per ogni caldaia e per ogni ventilatore, con coperture corazzate a distanza sul ponte superiore e diaframmi corazzati alla base, raggiungente per la prima volta una radicale protezione dell'apparato motore».
Il sofisticato sistema di protezione era «coordinato alla corazzatura di murata sovrastante e alle strutture del triplo fondo sottostanti. Ingegnosi piani di compartimentazione e di bilanciamento interno sono intesi ad assicurare forti riserve di stabilità trasversale e di galleggiabilità anche di fronte a molteplici offese subacquee. Il sistema permise più volte alle navi, ripetutamente colpite, di ritornare alle basi con ampia possibilità residua di mobilità e velocità».
Come risposta all'impostazione delle corazzate Littorio e Vittorio Veneto, la Francia programmò la costruzione di due navi da battaglia della classe Richelieu, del dislocamento di 35.000 tonnellate.
«Nel 1937 la situazione della Marina italiana, relativamente alle navi da battaglia era la seguente: erano prossime a rientrare in servizio dopo la ricostruzione le unità della classe Cavour, si stava approssimando il varo delle unità della classe Littorio ed era stato avviato il rimodernamento delle unità della classe Duilio. Si trattava di un complesso di unità notevole, sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo, tuttavia lo Stato Maggiore della Marina ritenne che non sarebbe stato sufficiente a bilanciare l'insieme delle navi da battaglia britanniche e francesi nel Mediteranno. Pertanto fu decisa la costruzione di altre due unità della classe Littorio, che vennero impostate nel 1938. I piani di costruzione di queste due nuove unità furono elaborati da Pugliese apportando solo lievi modifiche e miglioramenti alle unità precedenti. Questa soluzione venne prescelta, rispetto a studi di varianti predisposte dal Comitato per l'esame dei progetti delle navi al fine di non ritardare l'impostazione e i lavori relativi alle due nuove unità.
Anche per queste si pose il problema del dislocamento, che risultò poi leggermente più elevato di quello delle prime unità della classe. In parallelo, fu decisa la costruzione di dodici incrociatori leggeri della classe "Capitani Romani", come risposta all'entrata in servizio nella Marina francese dei grandi cacciatorpediniere delle classi "Le Fantasque" e "Mogador" [.] Alla progettazione degli incrociatori della classe "Capitani Romani", unità di limitato dislocamento, dotate di buon armamento e capaci di altissime velocità, lavorarono Pugliese e Ignazio Alfano, partendo del progetto del Tashkent, un esploratore destinato alla Marina sovietica, costruito nel cantiere di Livorno della società Odero-Terni-Orlando».
Il generale Pugliese studiò anche la costruzione di navi portaerei ma negli ambienti politici e militari quella scelta strategica non era da tutti condivisa e fu adottata ormai tardi. In una relazione dell'8 agosto 1936 Pugliese, in veste di Presidente del Comitato per i progetti delle navi, si pronunciava in questi termini: «La necessità di avere o meno navi portaerei a ponte di volo è stata fino ad oggi sostenuta dalle nostre Autorità Navali, talché è stata perfino affacciata, per ragioni di urgenza, la soluzione di avvalersi di qualche piroscafo mercantile di facile trasformazione, tanto per aver modo di sperimentare nel pratico esercizio tutti gli elementi caratteristici delle sistemazioni aeronautiche per cui la nostra Marina non ha finora alcuna realizzazione e quindi un'effettiva esperienza. Ora evidentemente un piroscafo così trasformato servirebbe presumibilmente solo per il tempo di pace e quindi per studio ed allenamento.
Tale soluzione, come è prospettato nella mia relazione al Comitato, è da scartarsi data la spesa troppo forte a cui si andrebbe incontro, molto prossima cioè a quella necessaria per costruire ex novo una nave portaerei di dislocamento limitato. Ove pertanto si ritenesse necessaria per le esigenze della nostra Marina disporre di navi portaerei a ponte di volo per trasporto, decollo ed atterraggio dei velivoli, occorrerebbe pure passare alla fase realizzatrice di una prima unità anche se le caratteristiche conseguibili non soddisfino a tutte le esigenze, e ciò allo scopo di avviare la nostra Marina - come è avvenuto da molti anni presso le Marine estere principali - a formarsi una reale esperienza in materia. La prima unità, nel suo effettivo esercizio, potrebbe così suggerire tutti i perfezionamenti che convenga realizzare nelle unità successive per le varie sistemazioni. D'altra parte la particolare configurazione geografica del nostro Paese ha offerto notoriamente argomenti contrari alla convenienza di navi portaerei di tal genere, per impiego nel Mediterraneo. Ed allora si affaccerebbero due problemi: A) se sia necessario disporre di navi di questo tipo per compiti oceanici. In questo caso la nostra Marina si troverebbe nelle stesse condizioni delle marine degli Stati Uniti, Inghilterra, Giappone e sarebbe giocoforza ammettere compromessi del genere di quelli che si vanno realizzando in tali marine e che, per quanto riguarda caratteristiche protettive contro offese di artiglierie, bombe, siluri, sono al di sotto di ogni benché minima esigenza; B) se invece sia necessario provvedere solamente unità capaci di fornire forze aeree per l'impiego strettamente connesso coi compiti tattici delle nostre forze navali, ammettendo cioè che i velivoli, una volta espletato il loro compito offensivo, debbano raggiungere - mercé adeguate autonomie - non già la nave da cui sono partiti, ma delle basi terrestri o costiere.
In questo caso il problema da risolvere sarebbe del tutto differente e potrebbe venire risolto con tipi di nave - senza ponte di volo - che pur conservando le caratteristiche di portare e lanciare aerei (con catapulte) potrebbero conseguire più armoniche caratteristiche belliche.»
Nel 1937 il sovrano concesse a Pugliese l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Corona d'Italia. L'anno dopo il concittadino gen. Ottavio Zoppi scrisse un articolo encomiastico di Umberto Pugliese definendosi suo amico e definendolo «italiano e soldato altamente benemerito».
Quella brillantissima e forse irripetibile carriera militare fu troncata dalla promulgazione delle leggi razziali: Pugliese in quanto ebreo fu allontanato dal servizio. Questa la comunicazione indirizzatagli da Cavagnari, Sottosegretario di Stato al Ministero della Marina, in data 24 novembre 1938: «In relazione alle disposizioni contenute del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, per la difesa della razza vi comunico che a decorrere da domani siete considerato disponibile in attesa della dispensa dal servizio. Vi invito, pertanto, a dare le consegne al Vice Presidente di Maricominav.»
Era un colpo durissimo per «un uomo che si sentì sempre profondamente parte della Marina cui dedicò tutta la sua vita». Dovette anche dimettersi dalla presidenza del Reparto di ingegneria navale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Nel novembre 1940 l'attacco di aerosiluranti inglesi alla base di Taranto provocò gravi danni alle unità alla fonda e le gerarchie della Marina chiesero aiuto a Pugliese.
«Senza condizioni o risentimenti il generale partì immediatamente per Taranto per prestare la sua consulenza ai lavori di recupero e riparazione» ma chiese di farlo indossando l'amata divisa militare. Gli effetti dell'attacco inglese furono notevoli poiché tre navi da battaglia (Littorio, Duilio, Cavour) furono colpite da siluri e messe furori combattimento. La Littorio aveva grosse falle e rimase con la prora sommersa e la poppa quasi completamente fuori dall'acqua. Fu portata ad incagliare su un basso fondale per scongiurare l'affondamento. I lavori di ripristino si svolsero celermente e la bella nave progettata da Pugliese poté rientrare in servizio dopo pochi mesi.
L'ufficiale nel frattempo s'era avvalso di alcune scappatoie previste dalla legislazione razziale italiana. Era data facoltà al ministro dell'Interno, su istanza degli interessati, di dichiarare non applicabili le disposizioni antisemite ad alcune categorie speciali (art. 14 del R.D.L. n. 1728) compreso chi aveva acquisito "eccezionali benemerenze". Era la cosiddetta discriminazione. Nella seduta del 9 marzo 1939 la commissione presieduta da Guido Buffarini Guidi, Sottosegretario di Stato per l'Interno e composta anche da Luigi Russo, Capo di Stato maggiore della M.V.S.N. e Vincenzo Zangara, rappresentante del P.N.F., espresse parere favorevole sulla domanda di Pugliese in quanto «creatore di importantissima innovazione nel campo delle costruzioni navali militari». Due anni dopo egli fu dichiarato da un apposito Tribunale non appartenere alla razza ebraica (si definiva arianizzazione), cosicché nel luglio 1941 fu revocato il decreto con il quale era stato disposto il suo collocamento in congedo assoluto e Pugliese fu riammesso in servizio e collocato a disposizione del Ministero della Marina per incarichi speciali.
Intanto era stato completato l'allestimento della corazzata Roma, mentre l'ultima nave da battaglia progettata da Pugliese (Impero) non fu mai varata.
Dopo l'8 settembre 1943 anche in Italia la politica antiebraica divenne vera persecuzione. Nel gennaio 1944 Pugliese fu arrestato a Roma dalla polizia tedesca, condotto nella prigione di via Tasso ma rilasciato poi sulla parola. Si rese allora irreperibile e andò nel Nord Italia alla ricerca della sorella Gemma. La poveretta, arrestata a Sanremo nel novembre 1943, era stata però già deportata e uccisa all'arrivo ad Auschwitz.
Nel dopoguerra Umberto Pugliese, lasciato il servizio attivo, fu per quindici anni presidente dell'Istituto nazionale per gli Studi e le esperienze di architettura navale.
Nel maggio 1954 fu collocato in congedo assoluto per limiti d'età. Morì a Sorrento il 15 luglio 1961.
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BIBLIOGRAFIA
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Gli ebrei di Alessandria, di A. Perosino - Le Mani, Genova 2002
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Pagine ebraiche, di A. Somigliano - Einaudi, Torino 1987
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Umberto Pugliese, di E. Pellegrini - Ufficio Storico Marina Militare, Roma 1999
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Alessandria nel ventennio fascista, di P. Gallo - Il Piccolo, Alessandria 1995
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Umberto Pugliese, di O. Zoppi - in Alexandria 1938
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Italiani ed ebrei: come eravamo, di F. Coen - Marietti, Genova 1988
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Il generale Ispettore G.N. Umberto Pugliese, in Rivista Marittima, settembre 1961
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I militari di origine ebraica nel primo secolo di vita dello stato italiano, di A. Rovighi - SME, Roma 1999
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Guida alle navi d'Italia, di G. Galoppini - Mondadori, Milano 1982
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