L'Armata Rossa, da una posizione di stallo, nel gennaio 1943 passò all'attacco
e riuscì a respingere gli invasori nazisti all'interno dei confini germanici.
" MURMANSK VA CONQUISTATA!"
MA HITLER LO CAPÌ TROPPO TARDI
di SAVERIO MALATESTA
La battaglia di Stalingrado e il conseguente annientamento della sesta armata tedesca di Von Paulus sono considerati l'incipit della disfatta della Germania nella seconda guerra mondiale. La mancanza di mezzi, uomini e rifornimenti e l'ondivaga strategia militare voluta da Adolf Hitler spensero per sempre le speranze di portare a termine l'operazione Barbarossa. L'Armata Rossa dal gennaio 1943 passò all'attacco e in un anno e mezzo riuscì a respingere l'invasore tedesco all'interno dei suoi confini. A cosa fu dovuto questo repentino cambiamento di rotta? Quale fu il deus ex machina che ribaltò per sempre il corso della Storia? La risposta va cercata in un paesino immerso nella steppa della Lapponia russa: Murmansk.

"Murmansk deve essere conquistata". Così aveva deciso nella Tana del Lupo il Fuhrer del Reich e così doveva avvenire. Nessuna generale si sarebbe mai permesso di criticare le sue decisioni ma questa volta l'ordine veniva considerato, strategicamente parlando, inusuale. Che importanza poteva rivestire un paese di centomila abitanti (per lo più pescatori) situato a nord del circolo polare artico dove otto mesi l'anno non arrivava neanche un raggio di sole e che distava più di mille chilometri dalla civiltà? La spiegazione a questi interrogativi poteva darla il generale Eduard Dietl, comandante del corpo d'armata alpino Norvegia.
Fu lui a elencare al Fuhrer la massa di merci, armi e soldati che da Mosca poteva giungere alla stazione ferroviaria di Murmansk, mettendo così a rischio la frontiera russo-finnica sul Mare Artico. Da lì infatti i sovietici avrebbero potuto mettere mano sulle miniere di nichel di Petsamo e i minerali di Narvik, di vitale importanza per l'economia bellica tedesca. Hitler era talmente ossessionato dai pericoli in cui poteva incorrere la sua macchina da guerra, che rimase completamente cieco di fronte a obiettivi di maggiore importanza, come l'immediata conquista di Mosca e Leningrado. La loro conquista, infatti, avrebbero dato una svolta all'operazione Barbarossa e forse all'intero conflitto. Alla vigilia della guerra il Fuhrer non si
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Rappresentazione topografica
dell'Operazione Barbarossa
rese conto però di un altro ben più grave pericolo proveniente da Murmansk: il porto di questa piccola cittadina sarebbe diventato da lì a poco il principale punto di sbarco dei rifornimenti destinati allo sforzo bellico sovietico.
Già durante la prima guerra mondiale lo zar aveva fatto iniziare i lavori per la costruzione della ferrovia, utilizzando migliaia di prigionieri tedeschi. Si calcolò che da 1915 al 1917 per ogni chilometro della ferrovia lunga millequattrocento chilometri morirono diciassette prigionieri, stroncati dal tifo, dal gelo e dalla fame. Lo scopo di questa grandiosa e terribile opera non erano le miniere del nord ma l'utilizzo dell'unico porto dell'impero, che durante il periodo invernale non veniva bloccato dai ghiacci, permettendo così alle navi russe l'accesso all'Atlantico. I porti di Arcangelo sul mar Bianco e di Vladivostok in estremo oriente sono infatti bloccati per tre mesi, mentre quelli sul Mar nero sono bloccati dal Bosforo in mani turche e quelli sul Baltico dal Kattegat, lo stretto tra la Danimarca e la Svezia.

E' la corrente del Golfo messicano che rende Murmansk l'unica porta d'accesso alla Russia. L'acqua calda attraversa il varco lungo milleduecento chilometri tra la Groenlandia e la Norvegia e compie il miracolo, anche se la temperatura dell'atmosfera scende fino a cinquanta gradi sotto zero durante l'inverno polare.
Quando il 21 aprile 1941 Dietl si presentò da Hitler per discutere il piano, trovò quest'ultimo impegnato a leggere i bollettini di guerra. La Germania stava vincendo. Vittorie ovunque, in Jugoslavia, Grecia, Egitto e nulla lasciava pensare all'impossibilità di vincere anche nell'estremo nord Europa. Per questo Hitler disse schiettamente a Dietl che bisogna attaccare dalla frontiera dell'alleata Finlandia e coprire quei "ridicoli cento chilometri" che li separavano dalla temutissima ferrovia. Il pericolo che minacciava la produzione d'acciaio e nichel nonché l'intera campagna di Russia era un incubo troppo grande. Dietl, nonostante l'accattivante abilità dialettica dell'interlocutore, rispose che a suo parere quei cento chilometri non erano affatto ridicoli come dimostravano i fascicoli preparati dai suoi ufficiali su quella regione. Lo scenario era da incubo. I soldati si sarebbero trovati a combattere in un terreno assolutamente ostico, senza strade, abitazioni e ripari naturali, essendo la zona priva di alberi e cespugli. Una vera landa desolata coperta di neve e ghiaccio dove la temperatura rende impossibili gli spostamenti. Secondo lui combattere nella tundra era impossibile senza vie di comunicazione degne di quel nome, pertanto il suo consiglio era di rinunciare ad attaccare direttamente Murmansk. L'azione di sfondamento doveva avvenire più a sud dove il paesaggio era più favorevole per interrompere in qualsiasi punto la ferrovia. In quel caso anche i Russi avrebbero avuto le stesse difficoltà di trasporto delle merci e dei soldati dei tedeschi. Hitler rimase molto impressionato dalle argomentazioni di Dietl, non soltanto per l'enfasi, il tono asciutto ma per la sua argutezza. Il Fuhrer decise all'ora di ripensarci e congedò il generale.

Tre settimane più tardi la decisione di Hitler venne recapitata a Dietl tramite il generale Von Falkenhorst. Era un compromesso tra le due posizioni. L'armata Norvegia
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La pianta di Murmansk
e la dislocazione delle truppe
doveva attaccare in tre punti: gli alpini di Dietl dovevano puntare da Petsamo contro la città e il porto di Murmansk, due divisioni del ventiseiesimo corpo d'armata doveva puntare più a sud su Kandalakscia e ancora centocinquanta chilometri più a sud il terzo corpo d'armata finlandese doveva raggiungere Louhi. Un totale di sei divisioni. L'operazione "Volpe Platinata" (così fu chiamato l'attacco contro Murmansk) doveva scattare sette giorni dopo l'apertura delle ostilità ovvero il 22 giugno. Insieme all'ordine furono consegnate anche le mappe topografiche, dalle quali il terreno non appariva così ostile, come si temeva. Soltanto un piccolo tratto prospiciente alla zona d'attacco era privo di vie di comunicazione, mentre poco più avanti la carta segnalava strade e sentieri.
Il 22 giugno tre milioni di soldati tedeschi aspettavano nelle tenebre l'ordine d'attacco lungo i tremila chilometri del fronte per dare inizio all'invasione. Diverso era invece l'atmosfera a Murmansk dove alle due del mattino splendeva il sole. La sorpresa sarebbe venuta meno se i finlandesi non avessero autorizzato il passaggio di una compagnia del genio tedesco (vestita in borghese) per preparare i varchi sul fiume Petsamo. Proprio nella cittadina finlandese risiedeva un console russo il quale, se si fosse accorto dei movimenti in atto, avrebbe potuto far scattare l'allarme compromettendo tutta l'invasione. Il primo obiettivo delle seconda divisione alpina era la difesa del fianco ovvero occupare la lingua di terra che univa "la Penisola dei Pescatori" con la terraferma per evitare spiacevoli sorprese, mentre il 136° reggimento doveva attraversare il fiume sul ponte Titovka. Superato quindi il confine le avanguardie del 137° si trovarono contro le difese sovietiche e cominciarono i primi problemi. Le postazioni erano occupate da siberiani e mongoli che fecero capire subito che cosa avrebbero dovuto affrontare in seguito i tedeschi. Erano uomini pronti a tutto e soprattutto a resistere fino alla fine.

E così fu. I bunker dove erano appostati vennero conquistati soltanto dopo aspri combattimenti e nemmeno i lanciafiamme li indussero alla capitolazione. Continuarono a combattere finché vennero eliminati a colpi di calcio di fucile in testa. I tedeschi fecero in quel punto solo cento prigionieri. Oltre il secondo corso d'acqua, il fiume Liza, sarebbero dovute cominciare le strade transitabili, ma ben presto i soldati si accorsero che di queste non c'era traccia. Cosa era successo? I cartografi del comando tedesco avevano interpretato come strade a fondo naturale le doppie linee tratteggiate sulle carte russe. In realtà queste segnalavano le linee telegrafiche e dei percorsi seguiti dai nomadi lapponi. In questo modo veniva a mancare l'elemento fondamentale per continuare l'attacco previsto dal piano originale che dovette quindi essere cambiato. Si dovette quindi aspettare che gli uomini del servizio lavoro costruissero mulattiere per le salmerie e l'azione verso Murmansk poté ripartire soltanto il 6 luglio. Nel frattempo i sovietici ebbero tutto il tempo di organizzarsi e preparare le contromosse, attraverso un largo uso di artiglieria e di cacciabombardieri. L'aviazione tedesca invece era assente, infatti la quinta squadra aerea era impegnata nell'attacco più a sud verso la ferrovia. Nel fondo valle tuttavia dopo il fiume esisteva la strada per Murmansk ma i cacciatori alpini del 138° reggimento sebbene l'avessero a portata di mano, non la poterono raggiungere per ragioni materiali. I soldati tedeschi, infatti, avevano a disposizione soltanto artiglieria ippotrainata (impossibilitata a farsi avanti in quel terreno) invece di carri armati e batterie pesanti come sarebbe dovuto essere per forzare lo sbarramento russo. In più mancavano i rinforzi dato che due terzi dei combattenti dovettero essere utilizzati per far affluire i rifornimenti dalle retrovie a differenza dei russi che fecero affluire verso Murmansk, grazie alla ferrovia, lunghe colonne di soldati.
Anche la fortuna volse le spalle ai tedeschi. Il comando del corpo d'armata aveva mandato l'ordine delle operazioni particolareggiate ai reggimenti. Il portaordini del 136° reggimento era partito a tutta velocità con la sua motocicletta verso il proprio comando tattico per riferire il dispaccio. Purtroppo la mancanza di strade e indicazioni fecero un brutto scherzo al soldato che si smarrì andando a finire vicino alle postazioni russe.

Inutile fu il tentativo di avvertirlo con spari e urla. Venne freddato dai sovietici e
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Propaganda Urss: il soldato
sovietico attacca l'invasore
trascinato nelle retrovie dove gli furono prelevati i documenti segreti del comando. Vano fu anche il tentativo dei tedeschi di recuperare il corpo con un attacco che venne respinto. Il 13 luglio Dietl decise di cambiare i piani in breve tempo. I cacciatori alpini riuscirono a penetrare nelle fila sovietiche, ma non riuscirono a sfondarle. I russi, in prevalenza siberiani e mongoli, tennero duro e riuscirono a tenere due importanti colline presso il lago "Lungo". Colline senza nome, sconosciute e senza storia lontane solo trecento metri. Colline di certo maledette dai tedeschi che furono però decisive e non vennero conquistate. La superficialità con cui Hitler pensò di coprire quei ridicoli 100 chilometri venero subito a galla. Mancava tutto: artiglieria, rincalzi ma soprattutto aerei e mezzi di trasporto. Eloquente la storia del servizio di trasporto che prestò servizio ventiquattro ore senza dormire. Per trasportare un ferito al posto di medicazione ci volevano quattro persone per dieci chilometri di marcia. Interi reparti si sciolsero come neve al sole in questa maniera. Il 17 luglio il generale Dietl decise di sospendere l'attacco e mettersi sulla difensiva. Murmansk distava ancora quarantacinque chilometri.
Quali furono i principali errori? E di chi la colpa? Di certo l'attacco non doveva avvenire in tre luoghi così distanti. Tre cunei in altrettanti punti diversi erano contrari anche alle fondamentali regole tattiche secondo le quali la dispersione di forze è controproducente. Basti pensare all'esigua aviazione che venne utilizzata una volta a nord e una volta a sud. Le colpe non devono però essere addebitate interamente al Furher bensì ai finlandesi. Furono loro a consigliar male i tedeschi. Il maresciallo finlandese Mannerheim aveva fatto presente al comando tedesco che a suo parere era impossibile impiegare e rifornire contemporaneamente più di due divisioni alla volta in quel territorio. Per questo Hitler decise di non impiegare più di due divisioni per settore come gli era stato consigliato e per questo i tedeschi non riuscirono a sfondare in nessuno dei tre punti. Le due divisioni del ventiseiesimo gruppo armata che scattò quattro chilometri a sud degli alpini di Dietl e che doveva raggiungere e interrompere la ferrovia a Kandalakscia, arrivò a 36 km dall'obiettivo, dovendosi poi fermare.

Stessa sorte per il III corpo d'armata finlandese che si arenò a settanta chilometri dalla ferrovia. Un consiglio quindi sbagliato ma di certo comprensibile dato lo scarso e antiquato equipaggiamento dell'esercito finlandese. L'offensiva poteva essere condotta con cinque sei divisioni magari tramite il rifornimento aereo e soprattutto con l'impiego massiccio di uomini e mezzi per la costruzione di strade. Hitler e la Wermacht però non capirono l'importanza dell'obbiettivo e continuarono a considerare questo fronte come secondario rispetto le battaglie che si stavano combattendo più a sud, per raggiungere Mosca e Leningrado. Il fallimento iniziale non fece comunque capire le difficoltà operative e l'attacco venne ritentato l'otto settembre. Troppo tardi però. I russi avevano fatto affluire nuovi rinforzi che riuscirono a frenare l'avanzata tedesca che in un primo tempi era riuscita a sloggiare i sovietici dalle colline presso il lago Lungo. Non c'era un attimo di tregua. I tedeschi partivano all'assalto occupavano le postazioni nemiche e subito ripartiva il contrattacco dei siberiani. Le mitragliatrici tedesche li falciavano, ma poi ne arrivavano altri. Il 19 settembre gli uomini di Dietl dovettero ripiegare sulla sponda occidentale del fiume Liza. Nei tre tentativi per forzarlo quel "maledetto fiume" aveva ingoiato fino a quel momento 2211 morti, 7854 feriti e 425 dispersi.
Il 23 settembre cominciò a cadere la prima neve. Stava cominciando l'inverno artico, ovvero gelo e tenebre. Ma le attività nel porto di Murmansk non cessarono. Ogni giorno arrivavano numerose navi americane che scaricavano l'enorme massa di materiali che decise la guerra. Ecco la prova, cioè le cifre che comprovano tale affermazione. Soltanto durante il primo anno dopo l'entrata in vigore del programma d'aiuti, vennero sbarcati:
3052 aerei (la Germania affrontò la campagna di Russia con 1830 aerei)
4048 carri armati (La Wermacht possedeva al 22 giugno 1941 3580 carri armati)
520mila veicoli a motore di ogni genere (la Germania era entrata in guerra con 600mila veicoli)

La battaglia continuò anche durante l'inverno. Il ventiquattresimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, che ricorre secondo il calendario gregoriano il 7 novembre fu per
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Battaglia di Stalingrado: soldati
tedeschi in osservazione
Stalin un giorno infausto. Non solo Mosca era attaccata da più punti dai tedeschi ma presso Murmansk, duemilaseicento chilometri più a nord il generale della decima divisione sovietica decise di attaccare come dono da offrire al proprio capopopolo. L'operazione che si protrasse per cinque giorni però non ottenne alcun risultato, sebbene i sovietici avessero equipaggiamenti migliori e fossero numericamente superiori. La disfatta dimostrò che il terreno e le condizioni atmosferiche costituivano un ostacolo insormontabile per qualsiasi attaccante. Stalin però temeva sopra ogni altra cosa che la ferrovia potesse essere interrotta e qualsiasi prezzo umano per difenderla non gli parve mai troppo elevato. Dall'altra parte Hitler era convinto che le immense perdite umane e materiali dell'Armata Rossa non potessero essere rimpiazzate.
A Kiev in autunno i tedeschi avevano catturato o distrutto novecento carri armati tremila canoni e quindicimila autoveicoli, mentre a Viasma-Briansk i sovietici avevano perduto 1250 carri armati. Ma il Fuhrer ragionava con unità di misura occidentali e non poteva comprendere l'immensità delle riserve russe e degli aiuti americani, tanto che giunse a dire: "Questo avversario non si rialzerà più". In realtà gli aiuti durante il 1942 colmarono le perdite subite. Una sola volta gli alleati non riuscirono a far attraccare il proprio convoglio. Si tratta del convoglio PQ17 che transitava per il mare del nord. I mercantili erano protetti da diverse navi da guerra e da portaerei. Giunti presso il mare di Barents, l'ammiraglio inglese Jan Mayen ricevette un allarmante messaggio, ovvero che il convoglio stava per essere attaccato da forze molto superiori. Le navi da guerra allora si ritirarono e i mercantili cercarono di raggiungere Murmansk alla spicciolata. Quest'ultimi però non vennero attaccati dalle navi tedesche (per timore di essere a loro volta colpite dagli aerei inglesi) ma dai sottomarini dell'ammiraglio Donitz. L'affondamento fu un disastro per gli alleati. Furono persi 3350 autoveicoli, 430 carri armati, 210 aerei e altre centomila tonnellate di materiali.

Fu comunque una dura ma giusta lezione. Da quel giorno nessun convoglio alleato fu lasciato senza un'adeguata protezione e ciò diede i suoi frutti. Dei sedici milioni e mezzo di tonnellate forniti dall'America all'Unione Sovietica, quindici milioni raggiunsero la loro destinazione, quasi tutti via Murmansk. Queste forniture compresero. 13mila carri armati, 135mila mitragliatrici, 90 milioni di metri di panno per uniformi e undici milioni di paia di stivali per i soldati.
Alla fine d'aprile dopo mesi di stasi la 14 armata sovietica tornò all'attacco con una grande offensiva che contemplava un'azione a tenaglia e l'utilizzo di forze navali aeree e terrestri, con l'obiettivo di occupare la Finlandia del nord. I feroci combattimenti durarono fino al 10 maggio senza che i russi riuscissero a penetrare in maniera decisiva nello schieramento tedesco. Quest'ultimi si erano ormai posizionati sulla difensiva e tennero duro senza cedere quel terreno, la cui perdita avrebbe potuto significare un crollo del fronte. Ma questa volta i russi commisero un gravissimo errore. La 155ma divisione l'ultima carta da giocare per dare il colpo di grazia ai tedeschi non aveva ricevuto l'equipaggiamento necessario per affrontare la temperature della tundra. Il risultato fu che intere compagnie rimasero congelate sotto centimetri di neve, prima di poter attaccare i tedeschi. Su seimila russi solo cinquecento raggiunsero la zona di combattimento.
In generale si può dire che, a parte le vittorie riportate durante la fase difensiva, la campagna fu per i tedeschi un vero insuccesso. Il corpo d'armata alpino, che doveva coprire quei ridicoli cento chilometri, si fermò appena dopo il fiume Liza e la ferrovia di Murmansk non venne mai raggiunta. Anche gli sporadici bombardamenti dell'aviazione non riuscirono a bloccare per periodi prolungati il traffico ferroviario e l'Urss poté continuare a incamerare senza troppi problemi i rifornimenti americani.
Il fronte ormai dopo mesi di battaglie era fermo. Si sarebbe mosso soltanto due anni dopo verso ovest, quando i tedeschi cominciarono difendere solo se stessi dall'imminente catastrofe di una guerra ormai persa.
BIBLIOGRAFIA
  • Operazione Barbarossa, di Paul Carell - Bur, Milano 2004
  • Terra Bruciata, di Paul Carell - Bur, Milano 2004
  • Stalingrado, di Antony Beevor - Bur, Milano 2001