| SCHEGGE DI STORIA - CENT'ANNI FA, NEL GIUGNO 1905 |
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MERITO DI UN CONTE VICENTINO
L'INVENZIONE DEL DIRIGIBILE
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Giugno 1905: sono ormai abituato ai viaggi nel passato e quindi non cado più nel rischio di lodare a priori il "bel tempo che fu". Ma almeno una notazione mi sia concessa: come è più vivibile il clima di cent'anni fa! Vengo dal nostro 2005 dove l'estate è esplosa violentemente e arrivo nel 1905 a rinfrancarmi un po'. La sera anche una città calda come Milano offre il conforto di un'arietta fresca, tanto più benvenuta, visto che le usanze mi impedirebbero di andare in giro in calzoni di tela e maglietta. E così, irreprensibile nel mio abito da passeggio, paglietta e bastone, mi presento all'appuntamento con gli amici in piazza Duomo, pensando che, al solito, ci troveremo a discutere dei fatti più importanti, con la politica in primo piano.
Ma niente di tutto ciò accade: uno degli amici, uno tra i più autorevoli per conoscenze, posizione sociale, e blasoni vari, propone a tutti per l'indomani una gita a Schio. E all'ovvia domanda: "cosa andiamo a fare a Schio?", si limita a rispondere con fare misterioso: "a veder cose eccezionali, amici miei. Vi assicuro che non sarà tempo sprecato, tutt'altro! Cose eccezionali, vi dico."
E speriamo che lo siano, replicano altri, visto l'orario infernale in cui si dovrebbe portare nella città vicentina. Insomma, non voglio tediarvi con le varie discussioni che si accendono. Alla fine, accordo raggiunto: con un treno della notte ci porteremo a Schio. Ed eccoci il mattino dopo, sono circa le cinque e trenta, alla periferia di Schio, cittadina in provincia di Vicenza, ai "prati della Caussa".
A circa duecento metri vediamo un imponente hangar che, ci spiega il nostro amico, è di proprietà di un geniale inventore, il conte Almerico da Schio. "vedrete, amici miei, vedrete se vi ho fatto sprecare il tempo." Sono le cinque e quaranta minuti quando due operai aprono le porte dell'hangar e vediamo trainare fuori un oggetto di forma affusolata, lungo quasi quaranta metri. Assicurato a robuste funi, l'enorme "sigaro" porta sotto la pancia una sorta di navicella. "Un pallone?" "Di più e di meglio. Palloni ne hanno già costruiti tanti."; "Ma quella strana navetta sotto il pallone che ha? Un'elica?". Le domande che si intrecciano tra gli amici cessano all'improvviso quando lo strano e gigantesco sigaro viene sganciato dalle funi e inizia a sollevarsi in aria. Sentiamo un rumore di motore a scoppio e vediamo l'elica della navicella che prende a girare. Ecco che l'aeronave si solleva, si solleva, e sarà già, ad occhio, almeno a duecento metri d'altezza. Un'anziana signora viene soccorsa da alcuni volonterosi: è svenuta per la paura, convinta d'aver visto il Diavolo!
L'aeronave è lenta, ma chiaramente non vola portata dai venti, è dominata dalla volontà del pilota: si alza ancora, raggiunge i quattrocento metri e compie alcune volute, una curva completa e poi, sempre lenta e maestosa, prende la via del ritorno verso i prati della Caussa. Si può dire davvero che non abbiamo sprecato il nostro tempo. Tutti gli abitanti di Schio sono rimasti muti, col naso all'insù, e noi con loro. Finalmente l'enorme sigaro riprende terra, viene agganciato alle funi e l'equipaggio discende.
Il conte Almerico ed i suoi collaboratori, il tenente Cianetti del 3° Reggimento genio, l'ing. Letter ed il meccanico Bottazzi, ricevono lo scrosciante applauso della folla, grida di "urrà", mentre centinaia di cappelli volano in segno di festa. Il nostro amico è gongolante: davvero non ci ha fatto sprecare il tempo, ci ha dato l'occasione di essere tra i primi testimoni di una tappa fondamentale nella storia del volo: per la prima volta un pallone, dotato di motore e di timoni, ha descritto una curva chiusa, non è stato in balia dei venti, è tornato al punto di partenza, rispondendo docilmente agli ordini del pilota. È nato insomma il "pallone dirigibile", che diverrà, più semplicemente, "il dirigibile".
Il suo geniale inventore, il conte Almerico da Schio, è davvero un personaggio singolare. Avvocato, era anche ottimo fotografo e poeta. Ma il cielo soppiantò ben presto le altre passioni: divenne assistente presso la Specola astronomica di Padova e poi direttore dell'Osservatorio meteorologico dell'Accademia olimpica di Vicenza. Infine, la costruzione di un'aeronave italiana diventò la sua idea fissa: la tecnologia per progettare aeromobili più pesanti dell'aria non c'era ancora, ma quella per poter dirigere i palloni, sì. Bisognava risolvere il problema del motore, ancora troppo pesante rispetto alla potenza necessaria. Dopo aver provato esemplari italiani e tedeschi trovò quanto gli occorreva alla francese Buchet: un motore da 12 cavalli che imprimeva all'elica un movimento sufficiente per spostare l'aeronave.
Il conte Almerico mise molte delle sue sostanze in questa impresa, aiutato solo dalla Regina Margherita, che contribuì con seimila lire, e dal Regio Esercito, che fornì una vecchia apparecchiatura per la produzione dell'idrogeno. Ma alla fine il costo totale del "dirigibile" fu superiore alle centosessantamila lire, mentre le stesso inventore, alcuni anni dopo, si rendeva conto che l'avvenire del volo erano gli aeroplani, e abbandonava ogni altra impresa.
Ma queste sono cose che posso sapere solo io, inviato speciale nel passato. Se le dicessi ora, non solo verrei meno al mio dovere, ma risulterei davvero sgradito. Sono giorni di grande festa, e infatti prolunghiamo per altre tre giornate la permanenza a Schio: il conte Almerico si esibisce in diversi voli e ormai il suo nome sta già facendo il giro del mondo. L'orgoglio per l'impresa del geniale inventore ha fatto passare in seconda fila qualsiasi altra notizia; anzi, uno dei nostri amici di cent'anni fa ci mostra sul giornale una notizia che viene dall'America: i fratelli Wright hanno messo a punto la terza versione di quella loro strana macchina volante, l'aeroplano. L'hanno battezzata, questa versione, Flyer 3. Orville Wright ha volato col Flyer 3 per una manciata di minuti ad una quota di poche decine di metri dal suolo. Ridicolo, ridicolo, commentano i nostri amici. Cosa potranno fare questi grandi uccelli in tela e legno? A malapena si alzano da terra. Guardate invece cosa ha prodotto il genio italico: il pallone dirigibile è realtà, questa volta i signori americani, sempre pronti ad esaltare i loro progressi tecnici, sono serviti a dovere.
Ora il conte Almerico ha diritto ad essere l'eroe del giorno e l'entusiasmo che ha suscitato è grande, tant'è che un'altra notizia che meriterebbe maggior risalto rischia di passare inosservata: Sua Santità, il Papa Pio X, ha pubblicato la lettera enciclica "Fermo proposito", di importanza fondamentale non solo per la Chiesa, ma per la nostra Italia, perché "Diretta ai Vescovi d'Italia per l'istituzione e lo sviluppo dell'Azione Cattolica, associazione laica per la propaganda cattolica religiosa nel mondo profano". Nasce così quell'Associazione che inciderà profondamente sulla vita dei cattolici in Italia, che avrà una parte fondamentale nel loro impegno politico, che sarà duramente contrastata dal Fascismo, anche se formalmente i rapporti tra Stato e Chiesa verranno pacificati proprio dal Duce.
E, guarda il caso, proprio nello stesso mese in cui nasce ufficialmente l'Azione Cattolica, i giornali riportano un articolo apparso sul periodico trentino "La Voce Cattolica", scritto da un giornalista italiano. È un articolo in cui si invitano a maggior riflessione e pacatezza le associazioni studentesche italiane, da mesi impegnate in una polemica durissima con le autorità di Vienna, che vogliono costituire una facoltà giuridica italiana a Rovereto, mentre parte degli studenti pretendono che la stessa sia aperta a Trieste, dove peraltro è avversata dalle altre minoranze linguistiche. È un articolo che vuol gettare acqua sul fuoco di polemiche che rischiano di trascendere, come già accaduto in passato, trasformandosi in veri tumulti.
La realtà è che i movimenti "irredentisti" iniziano ad avere sempre più voce e ogni decisione di Vienna viene contrastata. In questo modo non si difendono gli interessi italiani nell'Impero austro ungarico, ma si vive in un clima di continue lotte, che possono portare solo repressioni e nuovi conflitti. Questo giovane giornalista, che qualche anno dopo saprà, come deputato, portare nel parlamento di Vienna la difesa degli interessi italiani in forma misurata e sempre alla ricerca della conciliazione dei diversi interessi, non può sapere che, molti anni dopo, i grandi rivolgimenti europei lo porteranno a guidare gli italiani in una difficile strada di rinascita: il suo nome è Alcide De Gasperi.
L'entusiasmo per l'impresa del conte Almerico da Schio ci ha fatto passare diverse giornate nella città vicentina ed ora è davvero giunto il momento di tornare a casa e, per me, di tornare nel mio legittimo secolo.
Resta solo un attimo, per non perdere, neanche questo mese, l'occasione di conoscere qualche meraviglia della scienza medica. E ne troviamo una davvero curiosa: viene da Napoli, dove il "premiato laboratorio chimico farmaceutico del Cav. Onorato Battista" produce, tra le altre meraviglie, anche la Ipnotina. Come facilmente si capisce, si tratta di un sonnifero, o, meglio, del sonnifero per eccellenza, che "arreca un riposo calmo, riparatore, privo d'ogni depressione psichica e organica", per cui ovviamente è consigliato da Clinici insigni "quando urga rinfrancare il povero infermo".
E sul "come" si trovi rinfrancato, ci sorge qualche perplessità, leggendo i componenti di questo arci sonnifero: infatti, oltre ai polibromuri, alla lattuga (leggere per credere), troviamo anche "estratto di canape indiane". Proprio così!
Insomma, tutti hanno diritto al riposo ma, francamente, e non ce ne voglia il cav. Onorato Battista, forse è meglio scegliere un altro prodotto.
E con questa raccomandazione salutiamo i nostri amici di cent'anni fa. E ai nostri amici del 2005 un cordiale arrivederci a luglio; del 1905 ovviamente.
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