Numero 104 - Giugno 2005
IN LIBRERIA
GERMANIA INFELIX: SAGA FAMILIARE
VISSUTA IN DUE GUERRE MONDIALI
di ALESSANDRO FRIGERIO
Il cospiratore. Un ufficiale tedesco, la sua storia, l'attentato a Hitler, di Wibke Bruhns - Longanesi, 2005, pp. 400, euro 19,00
È uno spaccato di vita familiare emerso alla luce dopo oltre mezzo secolo quello raccontato da Wibke Bruhns, giornalista televisiva tedesca, figlia di un ufficiale del controspionaggio nazista coinvolto nell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 e impiccato poche settimane dopo. È una discesa nelle memorie familiari ritrovate, una ricerca del tempo perduto resa possibile dalla scoperta di lettere e diari tenuti dal padre nell'arco della sua vita. Potrebbe essere, ma non è, una ricostruzione a posteriori di un rapporto padre-figlia giocato sul filo di un tenue ricordo e della inevitabile condanna emessa dalle generazioni uscite dalla guerra nei confronti di quelle corresponsabili del suo scoppio. È, ma non è soltanto, una forma di espiazione e di sentenza nei confronti del padre che al nazismo aderì ribellandosi solo in extremis, negli ultimi mesi del conflitto, pur avendo saputo cosa nascondevano i deliri di onnipotenza hitleriani.
È e potrebbe essere tante cose questo saggio che, raccontando le vicissitudini di una famiglia della ricca borghesia tedesca nei primi quattro decenni del XX secolo, ne tratteggia il successo e poi la decadenza e il coinvolgimento nella guerra. Se fosse un romanzo sarebbe una storia alla Buddenbrook, senza però il rimpianto per una mitica società pervasa da uno spiccato spirito imprenditoriale ma con la coscienza della crisi di un mondo di valori lanciato verso il baratro.
È invece un saggio ben costruito, che concede poco o nulla al sentimentalismo e che delinea magistralmente, attraverso la personale lente delle vicende familiari, l'atmosfera, la vita e le passioni di una Germania che non c'è più. Come recita il risvolto di copertina «questo libro descrive la discesa agli inferi (e i disinvolti costumi) di una famiglia dell'alta borghesia tedesca, patriottica ma che vede dapprima con sospetto l'ascesa del caporale austriaco Adolf Hitler. Il quale però sta rendendo di nuovo grande la Germania, dopo l'umiliazione del 1918. Nel '39, con l'inizio della guerra, Hans Georg viene richiamato: vede i trionfi, poi le esecuzioni di massa sul fronte russo, le sconfitte. Riaffiorano i dubbi. Poi la svolta: si convince che Hitler sia una sciagura per la Germania».
Esemplare supremo di questo nucleo familiare è appunto Hans Georg Klamroth, padre dell'autrice, e depositario di una concezione del mondo oggi tramontata ma allora assai diffusa. E in sé esemplificativa di una parte della società tedesca della prima metà del Novecento, strettamente legata al culto della stirpe e della discendenza, portatrice di un esasperato amor patrio, fiera del proprio passato militare, estremamente laboriosa ma capace di trovare ampi spazi per un epicureismo gaudente e gioviale. Il merito maggiore di questo volume sta proprio nella capacità di cogliere attraverso la vicenda personale lo spirito di un'epoca contraddittoria, idealmente lontana eppure così cronologicamente vicina. Il risultato è un infomale ma appassionante storia tedesca dei drammatici decenni iniziati e conclusi da due guerre mondiali.
R. Moretti, Argenta Gap - Mursia, 2005, pp. 400, euro 19,50
Nella fase finale delle operazioni in Italia, gli Alleati pianificarono un attacco sul fronte del Senio. Il 9 aprile 1945 l'8ª armata britannica del generale McCreery iniziò l'offensiva dirigendo l'asse principale dell'avanzata verso Argenta, tra le valli di Comacchio e gli acquitrini di Marmorta, dove i tedeschi avevano allagato i terreni più bassi e minato quelli più alti, creando attorno alla strada statale n. 16 una strozzatura che gli inglesi chiamarono Argenta Gap. L'americano Clark, comandante del XV gruppo d'armate, aveva consigliato a McCreery di spostarsi più a ovest, ma questi preferì aggirare la forte posizione da est, con flottiglie di anfibi cingolati che si dimostrarono inadatti ai fondali bassi e melmosi delle valli. I fanti della 56ª divisione rimasero bloccati per cinque giorni, contrastati dall'esperta 29ª divisione panzer grenadier. Da ricordare che in quel settore del fronte si verificarono anche scontri fra reparti italiani in linea, a fianco dei tedeschi e degli angloamericani. Moretti, con un lungo lavoro di ricerca negli archivi e con interviste ai superstiti degli opposti schieramenti, e attraverso le testimo-nianze degli abitanti di Argenta sopravvissuti a quei tragici eventi, fornisce un quadro esauriente, realistico ed efficace dell'ultima battaglia della campagna d'Italia.
D. Vecchiato, G. Zanon, Qui finisce l'odio del mondo - Mursia, 2005, pp. 160, euro 18,00
A distanza di oltre ottant'anni dalla fine della Grande Guerra emergono ancora documenti e testimonianze che raccontano in modo dettagliato piccoli e grandi avvenimenti di un conflitto che ha modificato il corso della storia. Ne è un esempio l'epistolario, ritrovato alcuni anni fa in modo del tutto casuale, del capitano Giuseppe Gabbin, un ufficiale dei bersaglieri che si distinse sui campi di battaglia delle Giudicarie ma, soprattutto, si fece amare da tutti per la sua profonda umiltà e umanità. Divenuto aviatore e poi comandante di squadriglia sul fronte carsico, pagò con la vita il suo sogno di volare l'indomani di Caporetto. Dall'incrocio tra la storia della Grande Guerra e la storia personale del capitano emerge uno straordinario racconto, da cui trapelano le sensazioni e i sentimenti di uomini semplici e romantici, che affrontarono situazioni tragiche con una forza d'animo a noi oggi sconosciuta. Dalle fotografie, quasi tutte inedite, appaiono i volti di numerosi personaggi, alcuni assolutamente anonimi, altri famosi come Gabriele D'Annunzio, che volò al fianco di Gabbin.
Emanuela Usai, Alle origini della colonizzazione in Nord America. La "missione diplomatica" di un barbiere-chirurgo in Iroquia - Edizioni FrancoAngeli, 2005, Euro 14,00
I primi decenni della colonizzazione in America settentrionale costituirono un periodo di incontri e scambi tra due culture molto diverse, quali erano quelle europee, da un lato, e quelle dei nativi, dall' altro lato. Eppure, nonostante le incomprensioni dovute a codici culturali differenti, i primi incontri si mantennero, prevalentemente, su basi pacifiche in grado di arricchire entrambe le famiglie culturali: veicolato dallo scambio commerciale, vi fu quello più profondo tra visioni del mondo e conoscenze, il quale avrebbe portato ad un ibridismo culturale che avrebbe in seguito contribuito a determinare la specificità culturale americana.
Una testimonianza, che può essere ben rappresentativa dell'ambiente economico, sociale e culturale nel quale nacquero e si svilupparono i primi incontri tra europei e nativi, è il diario di viaggio di un barbiere-chirurgo, il quale, nel terzo decennio del XVII secolo, si spinse ad occidente fino al cuore delle terre confinanti con quelle della sua Colonia, la Nuova Olanda.
Tale originale testimonianza è l'efficace resoconto concernente la vita e le caratteristiche di una società, la quale, non solo a van den Bogaert, ma a tutti gli europei che la conobbero, parve primitiva: essa in realtà era ben strutturata ed organizzata in forme politiche che si basavano sulla divisione verticale dei poteri e la partecipazione comune alle decisioni. Questo tipo di società non poteva che essere incomprensibile per viaggiatori che conoscevano solo il modello assoluto di Stato di tipo europeo.
Nel contempo, però, il diario mostra come, nonostante le grandi distanze culturali, nei primi tempi dell'incontro tra realtà tanto diverse si svilupparono relazioni pacifiche che la successiva massiccia espansione europea, con le sue guerre indiane, con quelle coloniali e soprattutto con la "Conquista del West", avrebbe cancellato.
Emanuela Usai si è laureata in letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Cagliari dove ha conseguito nel 2004 un dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea, approfondendo gli studi relativi alla colonizzazione in America settentrionale nel XVII secolo ed ai rapporti tra popolazioni native ed imperi europei.
E. Aga-Rossi, B.F. Smith, Operazione Sunrise. La resa tedesca in Italia 2 maggio 1945 - Mondadori, 2005, pp. 312, euro 18,00
29 aprile 1945: a Caserta, le forze tedesche in Italia firmano segretamente la resa, divenuta operante il 2 maggio. Giunge così a conclusione l'operazione Sunrise, nome in codice delle lunghe trattative condotte in Svizzera tra l'OSS, il servizio segreto americano, diretto da Allen Dulles, e il comandante delle SS in Italia, Karl Wolff. È la prima capitolazione dell'esercito hitleriano, che segna la fine delle ostilità sul fronte italiano. Elena Aga-Rossi e Bradley F. Smith hanno per primi raccontato la vicenda di questa operazione, ancora poco conosciuta, valendosi di una ricerca durata molti anni e analizzando le carte personali di Allen Dulles e i documenti dell'OSS, oltre che numerosi altri fondi archivistici americani e inglesi. Le origini dell'iniziativa di Karl Wolff, gli scontri e le rivalità delle personalità tedesche coinvolte nel negoziato, l'atteggiamento dei comandi militari e dei governi alleati nelle sue varie fasi, il contrasto con Stalin - che accusò gli occidentali di voler stipulare una pace separata con la Germania - sono i temi principali che scandiscono la narrazione degli avvenimenti. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1979, tradotto nel nostro paese nel 1980 con il titolo La resa tedesca in Italia, in tedesco nel 1981 e anche in cinese, il libro, da tempo fuori commercio, appare ora in una nuova edizione aggiornata, con l'inserimento della documentazione archivistica dell'OSS, resa disponibile negli ultimi anni soprattutto negli Stati Uniti, anche in seguito al dibattito sul trattamento dei criminali di guerra nazisti. Operation Sunrise unisce un racconto avvincente sull'operato dei servizi segreti americani e una approfondita analisi dei rapporti e degli scontri fra i vertici dell'alleanza antinazista negli ultimi mesi del conflitto
E. Ferri, L'alba che aspettavamo. Vita quotidiana a Milano nei giorni di piazzale Loreto 23-30 aprile 1945 - Mondadori, 2005, pp. 256, euro 17,00
Milano dal 23 al 30 aprile 1945, i giorni dalla guerra alla pace, passando per piazzale Loreto. Una grande rappresentazione dove personaggi noti come Benito Mussolini, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, il sindaco Antonio Greppi, il partigiano Eugenio Curiel, i frati antifascisti de Piaz e Turoldo, il cardinale Schuster, gli ebrei Franca Valeri e Gillo Pontecorvo, la famiglia del musicista Michelangelo Abbado, la vedova del federale Resega, l'invalido repubblichino Carlo Borsani si mescolano alle persone comuni. Sullo sfondo di strade, piazze, scuole, palazzi bombardati, fra le macerie della Scala e di Santa Maria delle Grazie, si muovono freneticamente sfollati e sbandati, staffette e partigiani, tedeschi e fascisti in fuga, in una città massacrata che però resiste, dove ciascuno a suo modo vive, dentro, accanto e fuori della Storia, quei fatidici giorni che chiusero un'epoca e ne aprirono un'altra
E. Goldstein, Gli accordi di pace dopo la Grande Guerra (1919-25 - Il Mulino, 2005, pp. 216, euro 12,00
Nel gennaio del 1919 i vincitori della Grande guerra (leader politici, diplomatici, militari, funzionari governativi) si riunirono a Parigi con lo scopo dichiarato di costruire un accordo di pace duraturo e gettare le basi di un nuovo ordine per l'Europa. A questo primo grande incontro diplomatico ne fecero seguito altri, fino alla conferenza di Locarno del '25, destinati a riorganizzare radicalmente l'assetto internazionale. Questo volume racconta come si giunse a quegli accordi, ne delinea i contenuti e mostra come essi non si limitarono a decidere le questioni dei confini e delle riparazioni di guerra, ma segnarono la nascita delle moderne organizzazioni internazionali, l'avvio della limitazione degli armamenti, l'istituzione di una Corte internazionale di giustizia, la definizione dei principi base dei processi per crimini di guerra. Su questo sfondo l'autore coglie con chiarezza l'origine di alcune linee di frattura con cui il sistema internazionale continua tuttora a confrontarsi.
B. Pampaloni, Li vuoi tutti morti - Fratelli Frilli Editori, 2005, pp. 240, euro 9,50
La vicenda si svolge ai giorni nostri tra Milano, Genova e un’imprecisata cittadina della provincia lombarda dove le brutali morti di alcuni personaggi famosi scuotono il mondo della televisione. Un regista viene ucciso con un coltello da cucina, una comica massacrata con un candelabro, un autore assassinato con un cacciavite e un presentatore freddato con tre colpi di pistola. Oltre alla polizia, un giornalista di un quotidiano popolare, Carlo Messina, indaga sul caso scoprendo che, un tempo, le vittime avevano lavorato come redattori di una rivista di cinema militante. Vendette private maturate all’epoca di una trascorsa militanza politica? Omicidi perpetrati a causa di un banale tradimento amoroso? Regolamenti di conti nell’ambiente televisivo? Alla fine il giornalista riuscirà a trovare una sorprendente e drammatica risposta. La vicenda, narrata con ritmo serrato e coinvolgente, affronta temi che hanno lacerato il nostro paese e che ancora fanno discutere: lotta politica, solidarietà e amicizia all’epoca della vicenda Moro; guerra in Iraq; politica e programmazione televisiva; impossibilità e incomunicabilità in amore.
L’Autore, Bruno Pampaloni, è nato a Genova nel 1958. Vive e lavora a Milano. Studioso di cinema e tecniche cinematografiche, in passato si è impegnato nella stesura di alcuni studi tematici ed ha lavorato in televisione in qualità di autore e regista collaborando con Mediaset, Rai e varie case di produzione. Oltre a Li vuoi tutti morti, ha già al suo attivo una raccolta di racconti (L'acrobata) e si appresta a pubblicare come co-autore un saggio su una parte di storia del cinema italiano intitolato Il ventennio in celluloide
Alle origini della colonizzazione in Nord America. La "missione diplomatica" di un barbiere-chirurgo in Iroquia, di Emanuela Usai - Edizioni FrancoAngeli, Euro 14,00
I primi decenni della colonizzazione in America settentrionale costituirono un periodo di incontri e scambi tra due culture molto diverse, quali erano quelle europee, da un lato, e quelle dei nativi, dall' altro lato. Eppure, nonostante le incomprensioni dovute a codici culturali differenti, i primi incontri si mantennero, prevalentemente, su basi pacifiche in grado di arricchire entrambe le famiglie culturali: veicolato dallo scambio commerciale, vi fu quello più profondo tra visioni del mondo e conoscenze, il quale avrebbe portato ad un ibridismo culturale che avrebbe in seguito contribuito a determinare la specificità culturale americana.
Una testimonianza, che può essere ben rappresentativa dell'ambiente economico, sociale e culturale nel quale nacquero e si svilupparono i primi incontri tra europei e nativi, è il diario di viaggio di un barbiere-chirurgo, il quale, nel terzo decennio del XVII secolo, si spinse ad occidente fino al cuore delle terre confinanti con quelle della sua Colonia, la Nuova Olanda.
Tale originale testimonianza è l'efficace resoconto concernente la vita e le caratteristiche di una società, la quale, non solo a van den Bogaert, ma a tutti gli europei che la conobbero, parve primitiva: essa in realtà era ben strutturata ed organizzata in forme politiche che si basavano sulla divisione verticale dei poteri e la partecipazione comune alle decisioni. Questo tipo di società non poteva che essere incomprensibile per viaggiatori che conoscevano solo il modello assoluto di Stato di tipo europeo.
Nel contempo, però, il diario mostra come, nonostante le grandi distanze culturali, nei primi tempi dell'incontro tra realtà tanto diverse si svilupparono relazioni pacifiche che la successiva massiccia espansione europea, con le sue guerre indiane, con quelle coloniali e soprattutto con la "Conquista del West", avrebbe cancellato.
Emanuela Usai si è laureata in letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Cagliari dove ha conseguito nel 2004 un dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea, approfondendo gli studi relativi alla colonizzazione in America settentrionale nel XVII secolo ed ai rapporti tra popolazioni native ed imperi europei.
Alberto Rosselli nella Library of Congress di Washington
La Library of Congress di Washington è la più grande biblioteca del mondo. Raccoglie circa 100 milioni di pezzi, di cui almeno 26 milioni sono libri. Nel suo sterminato catalogo sono recentemente entrate a far parte anche tre opere di Alberto Rosselli, genovese, giornalista e saggista storico, studioso di storia moderna, contemporanea e militare, collaboratore di Storia in Network e di diverse testate nazionali e straniere. I tre saggi che hanno fatto il loro ingresso nella prestigiosa biblioteca statunitense sono: Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763 (Genova, Erga, 1999), Il tramonto della Mezzaluna: l'Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale (Milano, Rizzoli, 2003) e La resistenza antisovietica e anticomunista in Europa orientale 1944-1956 (Roma, Settimo Sigillo, 2004).