| SCHEGGE DI STORIA - CENT'ANNI FA, NELL'APRILE 1905 |
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GUGLIELMO II DI GERMANIA
IN MAROCCO CON VOGLIE SEGRETE
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Aprile 1905: il 23 di questo mese sarà Pasqua (per i miei amici di cent’anni fa), ma l’atmosfera primaverile e l’attesa della festa sono turbati da notizie, dall’estero e dall’Italia, non sempre liete e tranquillizzanti.
O meglio, una notizia che leggiamo sarebbe, in prima battuta, bellissima. Che dire, se non di positivo, di un imperatore, uno degli uomini più potenti del mondo, che si pone a garante del sacrosanto diritto di un popolo alla propria indipendenza? Tanto più ciò è importante, se consideriamo che stiamo parlando di un popolo africano; e l’Africa era all’epoca considerata, con assoluta naturalezza, terra di conquista.
Viva l’imperatore buono, dunque? In politica, si sa, la finzione fa parte del gioco, e il “non è vero ma ci credo” è parte integrante di quel garbo un po’ ipocrita che regola la politica internazionale. Possiamo dunque pensare che Sua Maestà Guglielmo II, imperatore di Germania, si sia sobbarcato la fatica di un viaggio fino in Marocco perché le sue notti erano travagliate dal pensiero che l’indipendenza di quel paese era minacciata dall’ingordigia dei governi colonialisti europei?
E perché proprio in Marocco?
Questo Paese, come molti altri paesi africani, era oggetto della non disinteressata attenzione delle potenze europee, facilitate ad intervenire dalla cronica instabilità politica che lo affliggeva.
Già nella seconda metà del diciottesimo secolo i sultani che avevano retto il Marocco, stipulando trattati di commercio con i principali paesi europei, avevano iniziato a favorire la penetrazione nel loro territorio di francesi, inglesi e spagnoli. Dopo un’iniziale predominanza inglese (la Corona di Londra aveva ottenuto il primo trattato commerciale di nazione più favorita), il Marocco era divenuto oggetto di contesa tra Spagna e Francia; quest’ultima era riuscita anche ad ottenere il diritto ai controlli di polizia sulla frontiera con l’Algeria.
L’invadenza degli stranieri aveva favorito l’insorgenza di tendenze xenofobe tra la popolazione, che avevano portato alla rivolta contro il sultano ‘Abd al-‘Aziz ibn al-Hasan, la cui politica, favorevole agli europei, era contrastata dal pretendente al trono, Bu Hamara, che si era posto a capo dei rivoltosi. Questa situazione di anarchia aveva giustificato diversi interventi militari da parte di Francia e Spagna, che avevano ormai in Marocco molti loro cittadini. Queste due nazioni, considerando l’inutilità di farsi guerra tra loro, avevano iniziato trattative per spartirsi il Marocco, dopo essersi assicurate la neutralità italiana, che anni dopo avrebbe preso possesso della Cirenaica e della Tripolitania.
Ed ecco che in questa scenario fa irruzione, è il caso di dirlo, Guglielmo II, re di Prussia, imperatore di Germania, abitualmente chiamato Kaiser (germanizzazione di Caesar) che, sbarcato a Tangeri, tiene un bel discorso rivolto ai non numerosi tedeschi colà residenti, ma in verità indirizzato al resto dell’Europa: “… la Germania ha grandi interessi commerciali al Marocco. Il commercio prende un promettente slancio. Bisogna fare il possibile per incoraggiare questo commercio, ciò che può accadere soltanto a condizione che siano uguali i diritti di tutte le nazioni al Marocco, sotto la sovranità del Sultano, colla indipendenza del Paese. La mia visita significa il riconoscimento di tale indipendenza”.
Il Corriere della Sera, non ha caso, nel suo titolo di prima pagina, parla di “conflitto di influenze” generato in Marocco dall’intervento del Kaiser. Mentre Francia e Inghilterra evitano, sul momento, di pronunciarsi, Guglielmo II si incontra anche con l’inviato del Sultano e poi col Sultano stesso. Le cordialità si sprecano e le promesse di difesa dell’indipendenza del Paese suscitano l’entusiasmo della popolazione, i cui sentimenti xenofobi, come dicevamo sopra, erano molto favoriti dalla politica invadente e arrogante delle altre nazioni.
Dopo la visita in Marocco, il Kaiser si reca in visita nel nostro Paese e nell’incontro con Vittorio Emanuele III esalta la Triplice Alleanza, come fattore di pace e di stabilità per l’Europa e per il mondo. E io mi trovo nella situazione imbarazzante, ormai abituale per un inviato speciale nel passato: non posso certo dir nulla di quanto accadrà, ossia che tra un decennio le due nazioni, Italia e Germania, unite con l’Austria–Ungheria nella Triplice, si troveranno a dialogare a cannonate. Mi limito ad ascoltare la discussione dei miei amici di cent’anni fa, che verte sulla stessa domanda che si pone il Corriere: dove vuole realmente arrivare il Kaiser Guglielmo II? E con quali modalità?
La domanda non è peregrina, perché la Germania ha già manifestato il suo interesse per acquisire posizioni stabili nella zona di Panama, dove sono iniziati i lavori per il canale, ha rapporti privilegiati con la Turchia e, seppur arrivata tardi nella politica di colonizzazione, ha acquisito una serie di posizioni in Africa e nel Pacifico che la rendono forte sulle rotte strategiche non solo per i suoi commerci, ma anche per quelli dell’Inghilterra, che resta, per ora, l’indiscussa potenza dei mari. E infatti non sono mancati gli attriti con la Corona inglese.
Ora, l’irruzione di Guglielmo II negli affari marocchini non è che la conferma dell’intenzione di questo imperatore di far acquisire alla Germania una posizione predominante non solo in Europa, ma anche nel mondo. Si fa notare dalla stampa che l’espansionismo germanico, anche se ufficialmente è solo di tipo commerciale, porta però seco una politica di forte riarmo marittimo, giustificato con l’argomento che una poderosa flotta da guerra è in grado di difendere la poderosa flotta commerciale che permetterà ai commerci della Germania una diffusione sempre maggiore.
Nel nostro Paese l’alleanza con la Germania non è mai stata popolare e i timori e gli interrogativi suscitati dalla politica di Guglielmo II sono l’occasione per riportare in luce i mai sopiti sentimenti antitedeschi. Purtroppo non mancano argomenti “in casa nostra" per deviare la discussione su altri temi. E sottolineo “purtroppo” perché, come dicevo in apertura, questo mese di aprile sembra non voler regalarci belle notizie. Le cronache politiche ci riferiscono infatti della poco onorevole corsa ai posti di sottosegretario nel nuovo governo presieduto da Fortis.
Il Corriere ricorda che, pochi anni prima, i ministri erano affiancati da semplici “segretari generali”, la cui funzione era però ritenuta molto importante, essendo essi, praticamente, il braccio destro del ministro per l’attuazione della politica governativa. Poi, sottolinea non senza amara ironia il collega di cent’anni fa, via via che l’ufficio perse di importanza ma suscitò sempre di più gli appetiti di quanti volevano divenire almeno “eccellenza in sott’ordine”, si pensò di dargli nuova dignità inventando il nome di “sottosegretari di stato”. Ed ora, continua l’articolista, vediamo che il posto di “sottosegretario” non dipende dal valore della persona, ma dall’appartenenza al gruppo, o dalle giuste amicizie, e così via.
Sembra quasi, mi vien da pensare, di leggere un giornale odierno…
Ma non è solo il governo con la sua pletora di sottosegretari a suscitare discussioni. Dal Senato arriva una notizia clamorosa: l’assemblea ha rifiutato di ratificare due nomine regie. Giova ricordare che cent’anni fa, vigente lo Statuto Albertino (e fino alle nuove composizioni delle Camere, previste dalla costituzione repubblicana), i senatori erano nominati dal Re, su proposta del Governo o “motu proprio”. Il Senato doveva però giudicare, a norma del suo regolamento, l’ammissibilità dei nuovi eletti.
In genere l’apposita commissione proponeva la convalida, che l’assemblea ratificava a scrutinio segreto. Invece, colpo di scena, nella seduta del 10 aprile 1905, dal voto segreto dei senatori viene dichiarata la non ammissibilità dei due nuovi nominativi proposti dal Re. E non si tratta di persone poco in vista, tutt’altro: sono due magistrati, Augusto Nazari ed Enrico Perfumo, entrambi procuratori generali di Corte Appello. Mentre di Perfumo si dice che abbia avuto interessi poco chiari nell’attività del fratello finanziere, accusato di praticare prestiti usurari, Nazari fu uno dei magistrati a suo tempo impegnati nell’inchiesta sul clamoroso scandalo della Banca Romana, e la sua nomina a senatore sembra proprio il premio per aver avuto un attimo di amnesia quando si trattava di incriminare diversi politici che avevano approfittato della vivacissima gestione bancaria del governatore Tanlongo, specializzato nell’emissione di banconote per quantitativi tripli o quadrupli rispetto a quelli consentiti dalla legge.
La notizia è di quelle da “prima pagina – quattro colonne”, perché la mancata ratifica porta con sé un’infinità di discussioni sulle prerogative regie, sul conflitto tra poteri dello Stato, nonché sul dovere, o meno, del ministro della Giustizia, di dimissionare i due magistrati, se il voto contrario del Senato può essere considerato come una dichiarazione “ufficiale” di indegnità?
E si domanda: un uomo indegno a fare il senatore, può essere degno al delicatissimo ufficio di magistrato? Lasciamo i nostri amici a queste discussioni e scorriamo i giornali per vedere se portano qualche notizia più lieta. È vero che finalmente sono cessati gli infiniti scioperi dei ferrovieri: ma è anche vero che non è finita la questione dei riscatti da versare alle Compagnie ferroviarie, che devono cedere i loro impianti alla nova gestione pubblica del servizio. Né la discussione è da poco, visto che le compagne, in genere, hanno da cedere aziende in permanente passività.
Per fortuna proprio in tema di ferrovie possiamo leggere una bella notizia: è stato inaugurato l’ultimo tratto, da Cunardo a Luino, della nuovissima ferrovia elettrica a sistema trifasico Varese – Luino. L’opera, tutta di progettazione e realizzazione italiana, è una delle più moderne ferrovie a trazione elettrica del mondo, supera forti pendenze e curve a raggi assai piccoli. Porterà senza dubbio ulteriore sviluppo alle zone turistiche che attraversa, la Valganna e un buon tratto della costiera del lago Maggiore. E spigolando ancora i giornali, ecco che ci cade l’occhio su una notizia curiosa, che vi riportiamo, a dimostrazione dell’assunto che la stravaganza umana non ha confini.
Capita che al carcere militare di Alessandria venga rinchiuso tale Emilio Barbieri, che non solo era disertore del 64° reggimento di fanteria di stanza a Tortona, ma allontanandosi dal suo reparto aveva anche pensato bene di portarsi via la cassa del reggimento. Ma il Barbieri non era ricercato solo per diserzione e furto dalle autorità militari, ma anche da una signorina di Novi (della quale il giornale tace discretamente il nome) che, innamoratasi di lui, che aveva promesso di sposarla, gli aveva affidato le chiavi di casa, dovendosi assentare per alcuni giorni dalla città. E in assenza della padrona di casa, il Barbieri aveva venduto la mobilia di casa, intascandosi il ricavato e scomparendo.
Non era però molto furbo il doppio ladro e disertore, perché, trattenendosi a Tortona, seppur in abiti civili, era stato riconosciuto da alcuni commilitoni e tradotto in carcere. Ma ecco la sorpresa finale: in carcere si accerta che Emilio Barbieri non esiste: l’arrestato in verità risponde al nome di Marius Amarine, cittadino francese, ricercato in Francia proprio per il reato di diserzione. Insomma, lo stravagante individuo aveva un debole per le uniformi, evidentemente, ma non per la disciplina militare. Doppio disertore e ingannatore di giovani ingenue, ma a sua volta poco scaltro, il giornale non ci dice per quanti anni avrà il tempo di meditare sulle sue malefatte.
Resta un interrogativo: come ha fatto il disertore francese ad arruolarsi nell’esercito italiano? Insomma, questo mese di aprile ci lascia un po’ di bocca amara: politica internazionale preoccupante, politica nazionale in cui si parla troppo di scandali e troppo poco di politica, e poche notizie liete o divertenti. Per fortuna, dulcis in fundo, questo mese le solite pubblicità, in genere clamorosamente esagerate, di medicinali che guariscono tutto, ma proprio tutto, ci offrono invece un esempio di divertente franchezza.
Ecco a voi la “Quina Chavin”, che “comunica alle vie digestive una elasticità e un vigore meravigliosi… esso è inoltre un ricostituente efficacissimo per gli anemici e i convalescenti”. Orbene, questo prodotto, in vendita “dappertutto”, nonché presso la ditta Chavin, via Petrella 2, Milano, al prezzo di lire 3,75 per litro, ha per “principio attivo”, come si direbbe oggi, un prodotto senza dubbio efficace. È infatti a base di Vino di Bordeaux. La pubblicità non specifica il dosaggio, probabilmente a discrezione del malato…anche se presumiamo che saranno in molti, anche sani, a voler provare questo interessante medicinale.
E con questa interessante notizia medica saluto i miei amici di cent’anni fa, per tornare nel mio legittimo secolo.
Arrivederci a maggio; del 1905, ovviamente.
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