IN LIBRERIA
GIUSEPPE STALIN: LE LETTURE
E LE PASSIONI DI UN TIRANNO
di ALESSANDRO FRIGERIO
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Vita segreta di Stalin. Le letture, il profilo psicologico e intellettuale, di Boris Semenovic Ilizarov - Boroli Editore 2005, pp. 430, euro 24,00
Lo Stalin che qui si affaccia non si era quasi mai affacciato nelle centinaia di biografie scritte in tutte le lingue del mondo. Infatti queste non è una biografia nel senso stretto del termine, così come non è un’opera di analisi storica alla Robert Conquest. L’autore, già insegnante di teoria e pratica archivistica all’Università Umanistica Statale di Mosca, attualmente ricercatore capo dell’Accademia russa dell’Archivio popolare di Mosca, non pretende di spiegare Stalin né lo stalinismo: ma semplicemente di capire un poco di più l’uomo e il fenomeno storico, così «riusciremo anche a capire qualcosa di noi».
Al lettore viene offerto il ritratto di uno Stalin sconosciuto, tracciato a partire dalle letture dei libri che annotava fittamente e dai documenti, in passato inaccessibili, del suo archivio personale. E’ un libro che, in più parti, affascina e fa venire i brividi: chi legge si siede accanto a Stalin e legge, insieme a lui, a volte pagine mai più toccate da sessanta o settant’anni. Stalin, come ci conferma Ilizarov, i libri li divorava, li macinava, li scandagliava virgola dopo virgola. E nei commenti che vi appone dimostra una sapienza tremenda, quasi istintiva, una conoscenza dell’essere umano che certo Lenin – in tutto più colto e intellettualmente sofisticato – non possedette mai.
Lo si può bene immaginare, il dittatore, seduto davanti alla stufa nella dacia di Zavidovo, stivali ai piedi e matita fra le mani, il fumo della pipa che sale lento, i vetri brinati delle finestre; e sopra i vetri, le tende tagliate a tre quarti, per scoprire un eventuale attentatore nascosto.
Stalin non ampliava le sue biblioteche come fanno tutti: si faceva prestare i libri dalle biblioteche – pubbliche, del partito e di altre istituzioni – affidando ai segretari e alle guardie del corpo il compito di prelevarli, e non sempre si ricordava di restituirli. Se li faceva portare a mucchi: tutti, meno quella che definiva “cartaccia antireligiosa”, cioè la propaganda ateistica. Vi si perdeva dentro, nelle ore dell’alba: un uomo solo, il più solo di tutta l’Urss.
Nelle ombre della sua biblioteca si nasconde l’ex studente di un seminario di provincia, l’ambizioso figlio di un calzolaio e di una contadina semianalfabeta, che affascinato dalla lettura parla con sé stesso oltre che con i libri. E i suoi interlocutori si chiamano Puskin, Dostoevskij, Tolstoj, Frane, Gor’kij.
Ai libri confidava molte cose, giustamente supponendo che difficilmente qualcuno avrebbe osato sfogliarli all’insaputa del loro proprietario. Soprattutto dopo la morte della moglie Nadezda Alliluleva e l’eliminazione degli antichi compagni, i libri sostituivano in una certa misura gli amici e i confidenti. E quasi nessuno dei suoi libri contiene qualcosa che attesti la sua artificiosità o il desiderio di fare bella figura agli occhi dei posteri. E degli studiosi della sua vita; ai margini delle pagine affidava sincere riflessioni sulla fede, l’amore, la morte. Forse solo con i suoi libri Stalin riusciva a essere veramente se stesso.
E. Gorrieri, G. Bondi, Ritorno a Montefiorino. Dalla Resistenza sull'Appennino alla violenza del dopoguerra, il Mulino 2005, pp. 200, euro 12,00
Nell'estate del 1944 per quarantacinque giorni la zona di Montefiorino, nell'alto Modenese, fu la prima delle "repubbliche partigiane", un'esperienza di autogoverno che poi, fra alterne vicende, continuò fino alla liberazione. A questo episodio, tra i più rilevanti della Resistenza italiana, Ermanno Gorrieri, che vi prese parte, dedicò nel 1966 un fondamentale volume, ancora oggi uno dei classici della storiografia sulla Resistenza. A sessant'anni dalla Repubblica di Montefiorino, e a quasi quaranta dalla pubblicazione di quel saggio, Gorrieri rivisita quegli avvenimenti attraverso un originale libro scritto a due mani con la nipote Giulia Bondi. Insieme ripercorrono le tappe della ribellione al nazifascismo, gli eventi della lotta partigiana nell'Appennino modenese, le diverse concezioni sui metodi e sulle prospettive della Resistenza, gli episodi di violenza che si verificarono nel primo dopoguerra. Il confronto tra chi ha vissuto in prima persona quel periodo e chi ne ha letto sui libri è anche l'occasione per riflettere su un tema ancora attuale: quale misura e quale tipo di violenza sia necessaria e inevitabile per combattere l'oppressione.
J.K. Thomaneck, B. Niven, La Germania dalla divisione all'unificazione, il Mulino 2005, pp. 168, euro 10,50
Questo libro costituisce una sintetica introduzione al processo che ha portato prima alla divisione della Germania nel 1949 e poi alla sua unificazione nel 1990. Per quanto politicamente unito, il paese - a quindici anni dalla caduta del muro di Berlino - è ancora profondamente scisso, dal punto di vista economico, sociale e culturale, lungo l'asse est/ovest. Quali sono le cause di tale perdurante frattura? A cominciare dalla spartizione della Germania all'indomani della seconda guerra mondiale, gli autori esaminano il tema delle responsabilità della divisione, i fattori di lungo periodo - interni ed esterni - che possono aver favorito il crollo della DDR, gli eventi dell'89-90 e il problema dell'integrazione est/ovest nel decennio successivo, cogliendo, al di là di ogni retorica, la realtà concreta dell'unificazione. Non tralasciano inoltre di fare il punto sui modi in cui le due Germanie stanno rielaborando il loro passato nelle sue manifestazioni "gemelle" di nazismo e stalinismo. Chiude il volume uno scorcio sul futuro della Germania e sui possibili percorsi di appianamento degli squilibri.
D. Fertilio, La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo, Marsilio 2005, pp. 384, euro 17,00
Che posto occupa, nell’album della memoria, la Morte rossa? Qual è la verità sui genocidi comunisti nella storia del Novecento? Quale prezzo hanno pagato gli italiani?
A questi interrogativi rispondono venti racconti. Vi si incontrano criminali e persone per bene, figli della buona società e disperati, sadici e idealisti, avventurieri e vittime incolpevoli, uomini cinici e donne innamorate, tutti quanti travolti dalla carovana assurda del Terrore Rosso. L’autore, Dario Fertilio, insegue i suoi personaggi in svariate parti del mondo, dalle pianure ghiacciate siberiane alle praterie kazake, dalle nebbie padane alle notti moscovite, per giungere fino alle coste dalmate e albanesi, alle città del Centro Europa, prolungando infine la corsa ancora più lontano, in America e Australia, dove alcuni perseguitati hanno cercato scampo. Il nucleo storico di ogni racconto è autentico, ma l’autore sa bene che interpretare i fatti significa ricrearli, far sì che ognuno vi si possa identificare. Avviene così che, a differenza delle classiche narrazioni sui lager nazisti o sovietici, nella Morte rossa i punti di vista dei personaggi siano apparentemente marginali ed eccentrici, i tempi dei racconti si spostino in avanti o indietro, e le chiavi di lettura siano molteplici. Ogni storia è ambientata in un luogo differente, per ognuna bisogna aspettarsi un colpo di scena, una rivelazione drammatica, una soluzione aperta. Di tanto in tanto, si fa sentire la voce dell’autore: a ricordare che i tempi sono spietati e la resa dei conti arriva per tutti.
F. Taylor, Dresda. 13 febbraio 1945: tempesta di fuoco su una città tedesca, Mondadori 2005, pp. 512, euro 23,00
13 febbraio 1945: sono quasi le dieci di sera quando a Dresda suonano le sirene antiaeree. Non è la prima volta, ma finora si è sempre trattato di falsi allarmi e i più sono convinti che "la Firenze sull'Elba" verrà risparmiata. Con i suoi splendidi edifici, testimoni di un illustre passato, le sue fabbriche di strumenti ottici e le celebri porcellane prodotte nella vicinissima Meissen, Dresda sembra un'oasi lontana dalle preoccupazioni della guerra.
Quello di Dresda è universalmente noto come il più intenso bombardamento scatenato sui cieli della Germania da parte della RAF e dell'aviazione americana: entro mezzogiorno del 14 febbraio la città è rasa al suolo, il centro storico completamente distrutto dalla tempesta di fuoco, e il numero delle vittime viene stimato intorno alle centinaia di migliaia.
Il libro è la prima ricostruzione esaustiva di quanto accadde. Il suo intento è di mettere in luce la complessità e l'ambivalenza delle ragioni che portarono a un simile attacco e di sollevare alcuni interrogativi. Si trattò davvero di un bombardamento di proporzioni eccezionali? Quante furono effettivamente le vittime? Come visse la popolazione quei terribili momenti? La distruzione di Dresda rappresentò una prova di forza dell'esercito britannico nei confronti di Stalin o l'eventualità di un'azione militare di tale portata fu ventilata già durante la conferenza di Jalta?
Taylor ha potuto consultare archivi storici fino a ieri inaccessibili e, grazie alle numerose testimonianze dei sopravvissuti e dei veterani, ripercorre la tragedia umana di quelle ore, giungendo a conclusioni sorprendenti. Il bombardamento di Dresda, a distanza di sessant'anni, rappresenta comunque una dura lezione per l'umanità che "con le terribili armi di distruzione di massa a disposizione non può più permettersi l'intolleranza e la guerra".
S. Colarizi, P. Craveri, S. Pons, G. Quagliariello, Gli anni Ottanta come storia, Rubbettino 2004, pp. 368, euro 22,00
L’obiettivo di questo volume è di analizzare un decennio cruciale per la storia italiana mettendo a confronto studiosi di diverso orientamento, accomunati dalla convinzione che la repentina crisi del sistema politico italiano, esplosa all’inizio degli anni Novanta, possa essere compresa solo attraverso un esame accurato, fino a ora mancato, delle imponenti trasformazioni politiche, economiche e sociali che avevano investito l’Italia, e l’Europa, già nel corso del decennio precedente: la diminuita centralità del partito politico in Italia, la “seconda guerra fredda” e la crisi del bipolarismo, il rilancio del processo di integrazione europea, l’avvio della ristrutturazione “postfordista” dell’economia e della società. Gli autori dei saggi raccolti nel volume affrontano da ottiche diverse il cambiamento interno e internazionale degli anni Ottanta, mettendo a fuoco le risposte del sistema politico e della classe dirigente italiana con lo scopo di favorire l’avvio di una nuova stagione di studi e di contribuire a una riflessione più serena sul nostro recente passato.
A. Caruso, In cerca di una patria. 8 settembre 1943: i ragazzi della generazione sfortunata tornano in guerra con l'esercito del re per rifare l'Italia, Longanesi 2005, pp. 294, euro 16,00
La sera dell'8 settembre 1943, alla notizia dell'armistizio, tanti militari italiani impugnano le armi contro il tedesco; in Italia, in Francia, in Jugoslavia, in Grecia, in Albania, nelle isole del Mediterraneo. In tre settimane sono circa 25.000 i caduti, non pochi di essi fucilati dopo la resa, come accade a Cefalonia e Corfù, ma anche a Lero, a Spalato, a Nola, a Santi Quaranta. Si dissolvono gli alti comandi, ma i ragazzi della generazione sfortunata rispondono alla chiamata per ricostituire un esercito da schierare accanto agli Alleati. Molti di loro sono fascisti, hanno creduto nelle fandonie del regime, tuttavia nello sfacelo di quei giorni si aggrappano all'ultima àncora, l'Italia. Attraverso la dolorosa presa di coscienza di quindici giovani e giovanissimi fanti, artiglieri, alpini, bersaglieri, In cerca di una patria racconta i venti mesi di guerra al nazi-fascismo. Inconsapevoli di essere soltanto le pedine del grande gioco gli ex balilla di Mussolini affrontano le sanguinose tappe di una lenta resurrezione. Alla fine a morire sui campi di battaglia e nei lager tedeschi sono più di 86.000 militari. Di essi però non si parla mai, in ossequio al primo compromesso della nascente Repubblica: l'Italia che si appoggiava agli Stati Uniti lasciò alla Sinistra il monopolio e i meriti della resistenza; di converso, l'Italia che si appoggiava all'URSS consentì che la borghesia e i moderati, spesso cementati dalla comune appartenenza alle rinate logge massoniche, assolvessero, in certi casi senza nemmeno processarli, i principali responsabili dell'8 settembre e della Repubblica sociale.
H. Tittman, Il Vaticano di Pio XII. Uno sguardo dall'interno, Corbaccio 2005, pp. 238, euro 18,00
Incaricato d'affari e assistente di Myron Taylor, rappresentante personale di Roosevelt, Harold Tittmann, Jr. trascorse due anni praticamente «recluso» entro le mura di Città del Vaticano, allorché, con lo scoppio della guerra fra Italia e Stati Uniti, la missione diplomatica americana trovò ospitalità presso il papa. In questo libro racconta i suoi incontri con Pio XII e parla diffusamente dei difficili tentativi di mediazione compiuti dalla Santa Sede fra gli Stati belligeranti e degli sforzi per tentare di salvare quante più vite umane fosse possibile in quegli anni terribili. Ma le memorie di Tittmann aggiungono anche parecchi tasselli al quadro che emerge dallo studio delle relazioni diplomatiche fra Stati Uniti e Santa Sede e offrono uno spaccato della vita quotidiana di un microcosmo che è contemporaneamente uno Stato, una corte, un convento, un villaggio e, per chi è costretto a non oltrepassare la cinta delle sue mura, una prigione dorata. Non solo. In altre parti del libro il lettore troverà quelle piccole isole dell'Europa in guerra dove ancora sopravvivono le dolcezze dell'anteguerra: i confortevoli viaggi in Wagons Lits, le vacanze sui laghi, l'atmosfera ovattata dei grandi alberghi, i collegi svizzeri per i figli delle élites europee.
M. Isnenghi, Le guerre degli italiani. Parole, immagini, ricordi 1848-1945, Il Mulino 2005, pp. 416, euro 22,00
Da quelle d'indipendenza alla seconda guerra mondiale per cento anni le guerre sono state, per l'italiano comune, il punto d'incontro con la grande Storia; per cento anni ogni generazione ha avuto la sua guerra da combattere, da descrivere, da ricordare. Isnenghi propone un viaggio all'interno di questo infinito discorso sulla guerra, suddividendolo in maniera assolutamente originale, non secondo la cronologia, ma secondo il genere delle testimonianze: i comizi, i proclami, i canti (dai cori al café chantant), le immagini (la pittura, la fotografia, i manifesti), i giornali, la letteratura, le lettere dei soldati, i monumenti, i musei, i nomi delle vie. Il volume compone così un quadro multicolore dove eroici furori e propaganda, retorica e kitsch, felicità e fatica, dolore e nostalgia raccontano gli atteggiamenti degli italiani dinanzi alle loro guerre e il ruolo che queste hanno svolto nel forgiarne l'immaginario.